Sicurezza a Dubai: il certificato di buona condotta per lavorare

La sicurezza a Dubai è uno dei fiori all’occhiello dell’intera federazione degli Emirati Arabi Uniti. Infatti il tasso di criminalità è inferiore al 4%, praticamente inesistente. Questo risultato è stato raggiunto grazie a una serie di politiche ben mirate a trasformare l’Emirato in una vera e propria oasi di tranquillità. Basti pensare che è facilissimo trovare macchine, anche di lusso, parcheggiate con all’interno le chiavi inserite nel cruscotto. Ma a quanto pare si vuole fare ancora di più. Una nuovissima legge è stata scritta per abbassare ulteriormente  la soglia di potenziale pericolo: il certificato di buona condotta. Argomento che ha catturato decisamente la mia attenzione e che si merita in pieno tutte le prossime righe.

 

Certificato di buona condotta: di cosa si tratta.

Dal 4 febbraio 2018, per ottenere un permesso di lavoro, sarà indispensabile che gli expat presentino un Certificato di Buona Condotta, ovvero un documento che provi che la persona non abbia precedenti penali nel paese di origine o nel precedente paese di residenza. Il certificato deve essere ufficiale e rilasciato dal proprio paese, così come richiede il Comitato degli Emirati Arabi Uniti. Ancora una volta, la sicurezza a Dubai ha la massima priorità. Per essere accettato, il documento deve essere approvato o dai Centri di Felicità presso il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale o dai consolati. Per trasparenza è importante sottolineare che non è ancora esattamente chiaro se il certificato debba essere presentato solo ed esclusivamente dai lavoratori dipendenti o anche da chi voglia avviare un’attività commerciale o aprire un’impresa nell’Emirato. Il governo ha però messo bene in evidenza che il certificato non è richiesto a turisti e visitatori.

 

Sicurezza a Dubai: al centro della politica

Ormai sappiamo bene come lo Sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum abbia tutta l’intenzione di rendere Dubai un modello a livello internazionale. Fino a pochi anni fa la sua vision era stata giudicata, soprattutto in occidente, come un obiettivo irraggiungibile e privo di possibilità di applicazione nella realtà. Il tempo è passato e oggi il mondo si rende conto che in effetti l’Emirato di Dubai ha raggiunto traguardi considerati impossibili in tutti i settori, dall’economico al sociale. La questione della sicurezza a Dubai sta così a cuore del governo perché le politiche interne per lo sviluppo si fondano sulla convinzione che il pilastro per una crescita veloce, esponenziale e ricca sia solo ed esclusivamente il benessere sociale. Il tasso di criminalità da queste parti non ha pari con nessun altro paese: l’effetto principale è che non c’è paura, di conseguenza si è più sereni nel lasciare i propri figli uscire, nel prendere la metropolitana di sera non accompagnati anche si si è una donna… A rafforzare ancora di più tale visione, pochi mesi fa è stato aperto il Ministero della Felicità il cui obiettivo è quello di attivare politiche mirate a migliorare il benessere collettivo e tutti i servizio che possono alzare il livello qualitativo della vita a Dubai. La sicurezza certo non è tutto, anche se ricopre un ruolo importante. Praticamente ogni bimestre sono lanciati nuovi servizi rivolti alla semplificazione delle attività burocratiche, sia professionali che private, alla salute e al pronto intervento, all’accoglienza e alla tutela, ai bambini e alla scuola. Insomma, in ogni settore e a livello interdisciplinare il governo di Dubai sta cercando di raggiungere l’eccellenza per i propri residenti. E la città cresce di continuo: arrivano ogni anno persone e famiglie da tutto il mondo per trasferirsi qui e garantirsi una vita e un futuro migliore.

Vivo a Dubai da molto ormai e posso tranquillamente affermare che per capire ciò che ho appena descritto in pieno bisogna venire qui per respirare e vivere l’atmosfera di benessere che per noi residenti expat ormai è diventata irrinunciabile.