Dubai Global Business Forum: apertura sui mercati africani

La notizia è un po’ passata in sordina ma pochi giorni fa, l’1 e il 2 novembre, si è tenuto a Dubai il Global Business Forum, forse l’evento più importante a livello internazionale nel campo dello sviluppo economico e industriale. Main focus del convegno sono state le possibilità promettenti dell’Africa, un continente che fino ad oggi non ha sfruttato le sue enormi possibilità. Il successo indiscutibile dell’Emirato di Dubai è dovuto alla visionaria volontà di intravedere prospettive di crescita anche dove gli altri vedono ostacoli. Di conseguenza, era inevitabile che Dubai ricoprisse un ruolo di rilievo nella discussione. In quest’articolo vedremo insieme quale sarà il futuro dei mercati africani che potrebbero rappresentare anche un’ottima occasione per gli imprenditori italiani ed europei.

 

Africa: un continente ad alto potenziale.

Al Global Business Forum hanno partecipato i politici e i presidenti di 4 importanti paesi africani. H.E. Sai Al Ghurair, presidente della Camera di Commercio e dell’Industria di Dubai, ha dichiarato:

“La popolazione africana è giovane e in rapida crescita – ha detto H.E. Saif Al Ghurair, presidente della Camera di Commercio e dell’Industria di Dubai – il ceto medio, poi, ha un enorme potenziale. Il continente sta vivendo un vero e proprio boom di infrastrutture che sta creando opportunità commerciali e di investimento. Queste sono le basi su cui costruire la Next Generation africana”.

Alle parole sono seguiti i fatti. Dubai vuole proporsi come centro per la crescita delle imprese del continente e ha stanziato 100 milioni di AED (circa 250 milioni di euro) per promuovere i mercati e le opportunità di investimento più importanti in Africa.

 

Le buone ragioni dell’investimento

I dati parlano chiaro. Attualmente, sono registrate 17.000 imprese africane alla Camera di Commercio di Dubai e negli ultimi 5 anni gli scambi commerciali (non-oil) tra gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto l’esorbitante cifra di 10 miliardi di dollari americani. D’altro canto, alcuni stati africani stanno vivendo un momento di importante, anche se silenziosa alle orecchie dei media, evoluzione. Basti sapere che nel 2015 in Africa sono stati investiti 78,9 miliardi di dollari nel settore dei trasporti, dell’energia, dell’acqua e del real estate. Anche nel 2016 le cifre non sono da poco: 62,5 miliardi di dollari (dati del Consorzio Infrastrutture per l’Africa). Finalmente qualcosa si muove, dopo anni di abusi e maltrattamenti. Il continente nero ad oggi ha un’età media inferiore ai 35 anni ed esiste già una nuova classe politica e manageriale emergente. Mi sembra importante riportare a testimonianza le parole di Paul Kagame, presidente del Ruanda:

“Sono stati fatti notevoli passi in avanti. Nei prossimi 5/10 anni vedremo i primi risultati”. 

Che dire. I presupposti ci sono.

 

Global Business forum: Dubai scommette sulle start-up

Molta attenzione è stata anche data all’argomento start-up africane. I rappresentanti di Dubai, portando ad esempio il clamoroso successo di tantissime start-up che ogni anno delocalizzano o avviano nuovi business sul territorio, hanno sottolineato l’intenzione ferma dell’Emirato di sostenere e investire fortemente nella crescita e sviluppo delle nuove aziende perché ritenute il motore indispensabile per la crescita nel futuro. Attualmente i progetti sono davvero moltissimi e l’entusiasmo è alto.

 

La vision esce dagli Emirati

Uno degli obiettivi principali delle iniziative del governo di Dubai, oltre a quello di ricoprire il ruolo di esempio internazionale, è tutelare lo sviluppo delle vision innovative. Infatti, in particolare in un continente per la maggior parte mal amministrato, dove esistono ancora tantissime problematiche politico-sociali, il rischio che questo grande potenziale venga sprecato è alto. Grazie all’esperienza maturata attraverso gli scambi commerciali Dubai può diventare non solo filtro e garante ma una vera e propria porta per il mondo occidentale e asiatico sui mercati africani e sulle possibilità che oggi rappresentano.