Jebel Ali 2: analisi approfondita

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso le freezone (dopo una piccola pausa estiva) ripartendo da Jebel Ali, la zona franca più importante di Dubai per il commercio. L’abbiamo già visitata in un precedente articolo ma credo proprio che meriti un approfondimento più dettagliato. Nata nel 1985 per apportare l’industria e l’import-export, Jabel Ali oggi è il porto chiave del Medioriente. I motivi del suo successo sono indiscutibili: connette più di 140 destinazioni diverse, ha un corridoio aereo che marittimo, servizi di prima classe e un efficiente sistema di facilities senza rivali nella regione. Situata a sud di Dubai, la JAFZA collega la regione al resto del mondo, di fatto è l’hub delle più grandi società di spedizioni internazionali e ospita oltre 7.300 multinazionali. C’è però una caratteristica fondamentale: Jebel Ali registra transazioni da settori non-oil per più di 80,2 miliardi di dollari.

 

Un po’ di numeri

A testimonianza del suo successo, ovviamente, ci sono una serie di numeri impressionanti.  La sua capacità logistica: 19,5 milioni di container l’anno per un totale di 27,9 milioni di tonnellate di merce e 40 terminali in tutto il globo. Come detto sopra, queste transazioni non riguardano prodotti del mercato petrolifero e quindi sono un vero e proprio solido perno per il sistema economico (qualche riga più in giù capiremo perché).

 

Jebel Ali: una sinergia vincente per i player internazionali

Il Sultano Ahmad Bin Sulayem, presidente e CEO di DP World, ha affermato:

Il valore e il volume del commercio sviluppato dalla Jafza sottolinea la forza dell’economia nazionale e la sua capacità di adattarsi alle condizioni di scambio globale, di creare opportunità di investimento e di aprire nuovi mercati alle esportazioni dagli Emirati Arabi Uniti.

Con  11,3 miliardi di dollari di beni scambiati attraverso la Jebel Ali nel 2016, la Cina ha mantenuto la sua posizione di maggiore partner commerciale della zona franca, attualmente sono numerose le aziende cinesi a Dubai che utilizzano la propria capacità logistica per riesportare beni e prodotti. L’Arabia Saudita è il secondo partner commerciale di Jafza con 7 miliardi di dollari, mentre il Vietnam è stato terzo con 4,3 miliardi di dollari grazie l’importazione di elettronica e elettrodomestici, seguito dagli Stati Uniti con un volume commerciale di 3,7 miliardi di dollari.

 

I mercati della Jebel Ali

I macchinari, l’elettronica e le merci elettriche hanno rappresentato il 49% del commercio totale di Jafza, attraverso la capacità del Jebel Ali Port di gestire attrezzature pesanti che svolgono un ruolo chiave nella logistica e all’elevata domanda di mercato dei consumatori. I settori petrochimico, petrolio e gas hanno generato il 16%, seguiti dal settore alimentare 8%, dai tessili e dagli indumenti 7% e dai ricambi auto 6%.
Il commercio con le regioni asiatiche e del pacifico, è arrivato a generare 32,4 miliardi di dollari, seguito dal Medio Oriente a 27,2 miliardi di dollari, il continente europeo a 9,9 miliardi di dollari, la regione delle Americhe a 5,5 miliardi di dollari e l’Africa a 5 miliardi di dollari.

 

Perché non-oil è importante?

Impossibile negare che il petrolio sia la fortuna di diversi paesi del Medioriente e non solo. L’oro nero continua a generare profitti incredibili perché di fatto è il carburante che alimenta il motore del mondo intero. Tuttavia le cose, come giusto che sia, stanno cambiando. Innanzitutto abbiamo visto come il prezzo del greggio al barile sia capace di oscillare incidendo non solo sulle finanze dei consumatori ma anche su quelle degli stati e della borsa. In secondo luogo la sempre più diffusa tendenza alle energie verdi e rinnovabili, in concomitanza con un altrettanto diffusa maggiore consapevolezza delle persone riguardo alla questione ambientale, ha inciso molto sui mercato, direzionando acquisti e di conseguenza produzioni verso soluzioni green. La forza di Jebel Al e più in generale di Dubai sta tutta qui. Il più del 70% del PIL dell’Emirato deriva da settori non-oil, ciò rende il sistema economico più stabile in quanto non dipende per la maggioranza da un singolo asset che tra l’altro, prima o poi (non si sa bene quando) è destinato a diventare storia.